TORRE GUACETO

    La parola d’ordine per le attività che vengono condotte nell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto è: sostenibilità. Alla pratica artigianale, si affianca il modello di pesca sostenibile ideatodal Consorzio di Gestione dell’area protetta, con la collaborazione dell’Università del Salento. Daqui è nato un protocollo d’intesa tra i pescatori del territorio e gli enti di ricerca che autorizzaall’attività, i soli artigiani in possesso di licenza, residenti a Brindisi o Carovigno (i due comuni dipertinenza della Riserva),e che si impegnino a pescare una sola volta a settimana, usando unarete a maglia larga (questo per ridurre al minimo l’impatto antropico sul mare e rendereremunerativa l’attività dei pescatori). Grazie alla buona pratica ideata dal Consorzio, in via direplica in altre AMP e oggi presidio Slow Food, la resa di pesca nella AMP è pari al doppio rispettoa quella che si registra all’esterno dell’area protetta, permettendo alle acque di ripopolarsi invece che impoverirsi. Non solo. Il modello ha ricadute positive anche oltre i confini di Torre Guaceto: lelarve dalla Riserva si spostano attraverso le correnti ripopolando le coste vicine.

    Il presìdio

    Il presìdio della piccola pesca di Torre Guaceto è portato avanti da 6 artigiani. I pescatori attivi in Riserva operano nella zona C dell’AMP ed impiegano reti da posta a maglia larga, ampia 30 millimetri, lunghe al più 1 chilometro. Il modello di pesca sostenibile ideato dal Consorzio è attuato all’interno dell’AMP dal 2005, a seguito di un blocco dell’attività finalizzato allo studio delle condizioni di salute del mare protetto iniziato alla nascita dell’ente, nel 2000.

    Area di produzione: Zona C della AMP di Torre Guaceto.